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II Parte Segue da Le Sette Incarnazioni Planetarie e il Tempo Cosmico nell’Evoluzione dell’Umanità

Uno dei fraintendimenti più frequenti riguarda la collocazione delle cosiddette “razze” nel quadro evolutivo. Secondo Steiner, il concetto di razza non attraversa tutte le sette epoche terrestri, né le incarnazioni planetarie. La parola “razza” si applica in senso antroposofico solo all’Atlantide e a una piccola parte della Lemuria finale.

Nelle tre prime epoche (Polare, Iperborea, Lemurica)

Non esistono razze: l’uomo non ha ancora una forma fisica stabile.

  • Nell’epoca Polare è un essere di calore.
  • Nell’Iperborea è un essere luminoso-fluido.
  • Solo alla fine della Lemuria nasce un primo abbozzo corporeo, ma non ancora una differenziazione razziale.

Atlantide: l’unico vero periodo delle razze

Qui Steiner colloca le sette popolazioni atlantiche, spesso chiamate “sotto-razze” nella tradizione teosofica, ma in realtà intese come stati di coscienza:

  1. Rmoahals
  2. Tlavatli
  3. Toltechi
  4. Turani
  5. Protolatini
  6. Accadi
  7. Proto-mongoli

Post-Atlantide: fine delle razze, nascita delle culture

Dopo la catastrofe atlantica e l’inizio della quinta epoca, il concetto di razza diviene obsoleto. L’evoluzione procede attraverso sette culture, non razze:

  1. Antico-indiana
  2. Antico-persiana
  3. Egizio-caldaica
  4. Greco-romana
  5. Franco-anglo-germanica (attuale)
  6. Slavica (futura)
  7. Fratellanza spirituale (futura)

Il concetto di razza si dissolve progressivamente, mentre emerge l’individualità dell’Io.

Nelle epoche future (Solare e Vulcanica)

Il concetto di razza non esiste più: l’umanità è unificata e spiritualizzata.

Interludio meditativo: contemplare l’evoluzione

L’evoluzione cosmica, osservata attraverso l’antroposofia, non è soltanto una dottrina o una sequenza di stadi. È soprattutto un invito alla meditazione. Ogni incarnazione planetaria, ogni epoca, ogni trasformazione non descrive soltanto ciò che accade “fuori”, nel mondo, ma ciò che l’essere umano deve rintracciare “dentro” sé stesso.

Meditare Antico Saturno significa tornare al germe della volontà, al nucleo puro dell’essere. Meditare sull’Antico Sole significa trovare la luce interiore che vivifica
Meditare l’Antica Luna significa riconoscere i moti astrali che ancora oggi ci attraversano
E meditare la Terra significa sentire nell’Io il punto in cui tutto converge: passato, presente e futuro dell’uomo.

Così, ciò che sembra lontano – le razze atlantiche, le culture post-atlantiche, le epoche future – diventa un’immagine interiore, un cammino vivente
La meditazione permette di trasformare la conoscenza in esperienza, l’astrazione in presenza.

La struttura dell’evoluzione cosmica delineata da Steiner non è unque sistema cronologico nel senso comune, ma una scienza del divenire che distingue accuratamente tra stati cosmici, epoche terrestri e storia umana. Le sette incarnazioni planetarie rappresentano metamorfosi dell’intero essere Terra-uomo; le sette epoche interne scandiscono tali metamorfosi; le sette sotto-epoche storiche, infine, descrivono il cammino dell’Io nella storia.

Comprendere questi tre livelli di temporalità permette di orientarsi con rigore nella complessità del pensiero antroposofico, evitando errori comuni come retrodatare Antico Saturno o applicare il ritmo dei 2160 anni a livelli cosmici dove esso non ha alcuna validità.

Il risultato è una visione dell’evoluzione che integra coscienza, materia e tempo in un’unica grande dinamica spirituale, nella quale l’uomo trova la sua origine, la sua storia e la sua destinazione.

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